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Breve Storia della Fuci PDF Stampa

 La Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) nasce a Fiesole nel 1896 nell’ambito dell’ Opera dei Congressi, durante il XIV Congresso dei Cattolici Italiani. Fra i suoi principali promotori vi fu don Romolo Murri (da annoverare fra l’altro fra i fondatori della prima “Democrazia Cristiana”), animato dall’intento di riunire in un’unica federazione i circoli universitari cattolici già presenti in più città italiane (fra cui le venete Padova, con il suo primo circolo fondato nel 1882, e Verona). Il primo presidente fu il barone Luigi De Matteis, di Napoli. Al 1897 risale la pubblicazione della prima rivista della Federazione, Vita Nova.

Sorta da una parte per contrastare le tendenze atee e positivistiche che imperversavano nelle università italiane di fine ‘800 [1] , e dall’altra per costituire una forza di rinnovamento all’interno di una Chiesa che muoveva con il pontificato di Leone XIII i primi passi al di fuori dell’isolazionismo cui l’aveva condotta la questione romana, la Fuci visse vicende alterne, prosperando nei periodi in cui più era possibile praticare una delle sue principali virtù, quella del dialogo, languendo nei periodi di oppressione ed intransigenza.

Nel 1904, con lo scioglimento dell’Opera dei Congressi, nell’ambito della dura reazione antimodernista impressa da Pio X, venne sciolta anche la Fuci. Continuò tuttavia l’attività dei singoli circoli universitari. L’attività federativa venne ripresa in autonomia nel 1906, con gravi difficoltà per gli scontri con l’ala più intransigente delle gerarchie ecclesiastiche dell’epoca, che portarono la Federazione di nuovo sull’orlo dello scioglimento nel biennio 1911-1913.

Nel 1919 ripresero le attività dopo la guerra: nacquero i circoli universitari femminili, si affermò l’autonomia dall’Azione Cattolica, autonomia che venne tuttavia meno nel 1923, quando per volontà di Pio XI, la Fuci divenne organica all’Azione Cattolica stessa.

Sempre nel 1923 si verificarono le prime violenze fasciste contro i circoli universitari. Nel 1925, per volontà pontificia, assunse la presidenza Igino Righetti, e don Giovanni Battista Montini (futuro papa Paolo VI) fu nominato assistente nazionale. Gli scontri con i fascisti si fecero sempre più aspri, fino a giungere al culmine nel 1931, quando l’associazionismo cattolico fu costretto a confinarsi in ambito diocesano, sotto il diretto controllo dei vescovi: la Federazione perse la sua originaria denominazione, per assumere quella di Associazioni Giovanili Universitarie di Azione Cattolica.

Negli anni ’30 l’attività associativa, in un clima di generale acquiescenza nei confronti del regime fascista, si rifugiò nella formazione strettamente culturale e religiosa. I rapporti con il GUF (Gruppo Universitario Fascista) furono più di reciproca diffidenza che di collaborazione.

Nel 1939 cominciò la presidenza di Aldo Moro, cui seguì nel 1942 quella di Giulio Andreotti.

Nel secondo dopoguerra la Fuci visse un altro periodo di difficoltà, per i contrasti con la linea di dura intransigenza imposta dal pontificato di Pio XII, nonché con le posizioni dell’Azione Cattolica di Luigi Gedda, rischiando ancora una volta lo scioglimento nel 1952. Al 1956 risale la prima Settimana Teologica a Camaldoli.

Dopo il Concilio Vaticano II la Federazione avviò una grande riflessione sul proprio ruolo nell’Università, nella Chiesa e nella società: si confrontò, non senza contrasti, con i profondi rivolgimenti del ’68, e con la nascita di nuovi movimenti, quali Comunione e Liberazione. Visse alterne vicende negli anni ’70 e ’80, soffrendo dell’emorragia di iscritti e dei problemi economici propri di tutte le associazioni cattoliche di quegli anni, e tuttavia continuando con forza la propria attività di approfondimento culturale e di presenza nell’università, attività che conobbe un forte rilancio  alla fine degli anni ’80, con la redazione della proposta di referendum abrogativo sulla legge elettorale (presidenza Guzzetta e Debolini).

Il resto è storia attuale..

 

Per saperne di più:

AA. VV., Fuci una ricerca lunga cent’anni, San Paolo, Cinisello Balsamo, 1996


[1] Scriveva Murri nel 1896: “Conviene strappare agli avversari le scienze delle quali sono superbi, volgere a nostro vantaggio questo immenso desiderio di cultura che asseta le generazioni presenti, e renderci capaci, con una profonda e vasta dottrina, di compiere tutti gli uffizi che spettano alla scienza nell’ordinamento di una scienza nuova”.
 
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